Cowboys From Hell (by Breto)
Autore: Pantera
Editor di testo: Elektra
Anno: 1990
Era il 1990 e qualcosa di nuovo avvenne nella scena Metal americana: la rabbia cambiò nome è decise di chiamarsi PanterA.
Un gruppo di quattro giovani ragazzi del Texas escono alla ribalta grazie alla loro aggressività, grazie al loro "dire ciò che pensano", grazie alla loro energia prepotente e mai ascoltata sino a quel momento. Ecco che nascono i PanterA, band dalle potenzialità devastanti. La critica non se ne accorse subito, ed è solo grazie al mega tour americano che i PanterA trovano un seguito impressionante tra i fans metallari, tra la gente sommersa dal grunge che in quegli anni stava spopolando e stava mandando in pensione il nostro, caro Heavy Metal e tra le persone in cerca di emozioni differenti, più selvagge, più feroci, decisamente più umane. E così avvenne il parto di Cowboys From Hell (mai titolo fu più azzeccato).
Phillip Anselmo alla voce, Diamond Darrell alla chitarra, Rex al basso e infine Vinnie Paul alla batteria. Ogni singolo componente è un ingranaggio distruttivo e indispensabile per il gruppo, ed ognuno caratterizza col proprio stile ogni singola nota di questo capolavoro, dando vita così, ad un album eccezionale ed esplosivo.
La title-track è la canzone traino di questo lavoro, ed è anche la prima che ci si presenta nell'ascolto. Parte subito con un sound di chitarre spettacolare, in quegli anni difficilmente sentito da altri. Compressioni, distorsioni, effettistica, stoppati, e un assolo da capogiro: cosa chiedere di più ad un chitarrista Metal? Proseguendo nell’ascolto, la song con un riff semplicemente fantastico, trainante, avvolgente, cattivissimo. E la batteria! Come in tutto l'album ottimi suoni, specialmente suoni aperti come piatti e charleston, e una doppia cassa prepotente e incalzante che fara' battere il vostro petto a ritmo di puro Metal. “Heresy”, “Psycho Holyday”, “Domination”, la selvaggia “Shattered” e la cupa e angosciante “Message In Blood” sono tutti (e dico TUTTI) pezzi di altissimo livello, feroci diademi figli del thrash old style anni 80, ma che contemporaneamente risplendono di una luce nuova e abbagliante: l’intensità prima dello stile, l’aggressività prima della tecnica.
Qualche riga più su ho citato alcuni fra i pezzi più emozionanti di Cowboys From Hell, ma non ho citato IL pezzo più intenso di tutto il full-lenght: sto parlando, per chi non l’avesse capito, di “Cemetery Gates”. Non ci sono storie che tengano, questo brano è semplicemente sublime; c'è tutto, dall'arpeggio pulito al distorto potente, graffiante, deciso, sino ad arrivare ad un assolo semplicemente divino che farà aprire il cuore anche al più duro dei metallari, con uno stacco di ritmica pulito-distorto geniale! Per non parlare del riff di ponte tra ritornello e strofa... energia pura! Tutto questo supportato dall’ottima parte di basso di Rex, effettato in maniera particolare, e da quel polipo ciccione di Vinnie. Assolutamente impossibile descrivere a parole i sentimenti che riesce a suscitare questa canzone, anche chi non è avvezzo a queste sonorità non può rimanere indifferente dinanzi a cotanta maestria. E c’è gente che dice che il Metal è solo rumore, cacofonia…..
Cosa aggiungere altro su Cowboys From Hell? Nient'altro! Non ci sono scusanti, questo album segna una svolta nel mondo del Metal, una ginocchiata di novità che ha lasciato tutti senza fiato. Tutte le canzoni raccontano di una preparazione tecnica stupefacente, di una grinta fuori dal comune, e di una cattiveria e incazzatura che non chiedeva colonna sonora migliore per essere esplosa in faccia al mondo intero. Grazie PanterA, grazie di cuore…..
Voto: 9/10
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